I diritti dei bambini in Svizzera

All'inizio di giugno, in occasione della redazione del terzo Rapporto nazionale, la Rete svizzera per i diritti del bambino ha pubblicato il Rapporto delle ONG e il Rapporto bambini e giovani all'attenzione del Comitato delle Nazioni Unite sullo stato di attuazione dei diritti dell'infanzia in Svizzera. La prospettiva della società civile – esposta nel rapporto delle ONG – mostra che molto resta ancora da fare per la piena realizzazione dei diritti dei bambini in Svizzera.


Foto: Anshu A / unsplash

Molti dei diritti sanciti dalla Convenzione dell’ONU sui diritti dell’infanzia sono di competenza cantonale. Ne consegue che i diritti dei minori alla protezione, al sostegno e alla partecipazione non sono garantiti allo stesso modo in tutta la Svizzera, ma dipendono in larga misura dal luogo di residenza.

In Svizzera, circa 260 000 bambini vivono sulla soglia di povertà. Questi bambini si trovano in una situazione di privazioni materiali ed esclusione sociale e, in linea di massima, hanno minori opportunità di istruzione e di sviluppo.


È necessario intervenire anche nel settore della prima infanzia

Per quanto riguarda il diritto all'istruzione dei bambini in età prescolare, gli attori della società civile sottolineano che, per i bambini provenienti da famiglie socialmente svantaggiate o di lingua straniera, l'accesso ai servizi di formazione, educazione e accoglienza della prima infanzia è difficile. Ciò è dovuto alla mancanza di un sostegno adeguato basato sui bisogni nelle comunità più piccole, la difficoltà di raggiungere il gruppo target e le tariffe elevate a carico genitori. Le organizzazioni coinvolte nel rapporto delle ONG raccomandano di creare una base legale per la formazione, l'educazione e l’accoglienza della prima infanzia (FEAPI) e di assicurarne il finanziamento, con l'obiettivo di garantire che i servizi basati sui bisogni siano accessibili sin dalla nascita a tutti i bambini. Inoltre, dovrebbero essere definiti degli standard minimi per la formazione e l’accoglienza della prima infanzia nei centri di asilo, in modo che anche i bambini particolarmente bisognosi di protezione siano sostenuti nel loro sviluppo. Questo, tra l'altro, per far sì che i bambini, al momento della scolarizzazione, sappiano già comunicare con la lingua parlata nel loro luogo di residenza. La terza misura raccomandata in tale ambito è il coordinamento e la cooperazione tra i vari attori e i servizi nei settori della prevenzione della povertà, della promozione della salute, della formazione e dell'integrazione a livello comunale, cantonale e nazionale.

Per quanto riguarda la custodia complementare alla famiglia, le organizzazioni della società civile criticano l’attenzione unilaterale rivolta alla quantità, mentre la qualità dell’accoglienza e il benessere del bambino non sono né criteri per le sovvenzioni federali né vengono stanziati fondi per la loro promozione.


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